Unificati i Modelli SCIA e Permesso di Costruire

Il provvedimento sancito il 12 giugno 2014 tra il Governo, le Regioni e gli enti locali, uniforma a livello nazionale e semplifica i modelli da utilizzare per presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) edilizia e la richiesta di Permesso di costruire.

Tutti gli 8 mila Comuni Italiani avranno lo stesso modulo per la presentazione della Scia e la richiesta del permesso di costruire.

 L’Accordo prevede che le Regioni, ove necessario, adeguino i moduli alle specifiche normative regionali di settore,  limitatamente ai quadri e alle informazioni individuati come variabili. I Comuni devono adeguare la propria modulistica sulla base dei nuovi modelli unificati. Se necessario, i moduli potranno essere aggiornati con successivi accordi.

Modello Nazionale SCIA

Modello Nazionale Permesso Costruire

 

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Il Comune di Bra contribuisce con un bando alla rimozione dell’amianto.

amianto 1

Il bando prevede un contributo fino a 1.300 euro per tutti coloro che vorranno rimuovere l’amianto dai propri fabbricati presenti a Bra.
L’entità del contributo è graduato sulla base dei diversi tipi di intervento di ristrutturazione, demolizione, sostituzione previsti per tutti i fabbricati ad uso civile, produttivo, commerciale, terziario o agricolo, e lo stesso sarà erogato sino a che ci sarà disponibilità di fondi a bilancio.

A titolo di esempio il contributo minimo è pari a € 200 per rimozione di coperture minori di 50 mq ed aumenta con l’aumetare delle metrature.

I lavori di smaltimento e rimozione dei materiali dovranno già essere terminati prima della presentazione della domanda di contributo ed aver ottemperato alle disposizioni di legge in materia.

Fai clic per accedere a Bando%20Amianto%202014.pdf

 

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Semplificazioni nelle Autorizzazioni Paesaggistiche

foto Notizia

Nuove semplificazioni in materia di autorizzazione paesaggistica. La pubblicazione del D.L. 31 maggio 2014, n. 83 (G.U. 31/05/2014, n. 125) ha, infatti, apportato una nuova modifica al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”, nella parte relativa al procedimento e validità dell’autorizzazione paesaggistica e della conferenza di servizi.

Entrando nel dettaglio, l’articolo 12, commi 1 e 2 del Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83 dispone alcune modifiche che vanno nella direzione della semplificazione delle procedure e della velocizzazione dei procedimenti. Sono stati, infatti, modificati i commi 4 e 9 dell’art. 146 del Codice dei beni culturali. In particolare:

  • il comma 4 viene integrato aggiungendo alla fine il seguente periodo: “Il termine di efficacia dell’autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell’intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest’ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all’interessato”. In questo modo l’autorizzazione paesaggistica avrà efficacia per 5 anni dalla data di rilascio del permesso di costruire/di presentazione SCIA/CIL (o dopo 30 gg dalla presentazione della super DIA). Dunque, l’intervento edilizio potrà essere realizzato senza necessità di rinnovo dell’autorizzazione per un periodo quinquennale a decorrere dal rilascio/presentazione del titolo abilitativo edilizio.
  • al comma 9, il primo e il secondo periodo sono soppressi e il terzo periodo è sostituito dal seguente: “Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione”. In questo modo, in caso di mancato rilascio del parere da parte del soprintendente entro 60 giorni dal ricevimento della documentazione, l’amministrazione titolare del procedimento edilizio (Comune) provvederà sulla domanda di autorizzazione senza che sia necessario indire la conferenza dei servizi.
fonte”LavoriPubblici.it)

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Rivalutazione terreni entro il 30 Giugno

Si ricorda che è prossima la scadenza per la rivalutazione dei terreni!

La legge di Stabilità ha prorogato i termini entro cui è possibile effettuare la rideterminazione del valore dei terreni siano essi edificabili od agricoli.
Pertanto entro il 30 giugno 2014 è possibile far redigere a un tecnico abilitato una perizia estimativa giurata che asseveri il valore del terreno alla data dell’1 gennaio 2014 e provvedere al pagamento dell’intera imposta sostitutiva del 4%, da calcolarsi sul valore risultante dalla perizia medesima

La procedura è particolarmente utile se si ha intenzione di vendere un terreno, specialmente se trattasi di un area fabbricabile, evitando di pagare salatissime tasse sulla plusvalenza.

 

 

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Pubblicazione Bandi solo “online”

Con una ennesima modifica al Codice dei contratti viene cancellato l’obbligo della pubblicazione degli avvisi e dei bandi sui quotidiani. L ‘articolo 26 del decreto-legge cosiddetto “Irpef”, varato dal Consiglio dei Ministri del 18 aprile scorso, non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sostituisce nell’articolo 66 del DLgs n. 163/2006, il comma 7 il cui nuovo testo è il seguente: “Gli avvisi e i bandi sono altresì pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie speciale relativa ai contratti pubblici, sul «profilo di committente» della stazione appaltante, ed entro i successivi due giorni lavorativi, sul sito informatico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 6 aprile 2001, n. 20, e sul sito informatico presso l’Osservatorio, con l’indicazione degli estremi di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

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Procedure troppo complicate in Edilizia

Presentati dal Ministero per la Semplificazione i risultati della consultazione telematica sulle 100 procedure più complicate da semplificare.

(fonte Edilportale)
 

Le autorizzazioni edilizie sono in cima alla classifica delle procedure più complicate. Lo denunciano i cittadini e le imprese che hanno partecipato alla consultazione telematica sulle “100 procedure più complicate da semplificare”, lanciata dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione in collaborazione con la Conferenza delle Regioni, l’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, e l’Upi, Unione delle province italiane.

 
Nonostante i tentativi di semplificazione avvenuti negli anni, cittadini e imprese mettono sotto accusa i tempi lunghi per ottenere i titoli abilitativi, l’alto numero di enti coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e l’assenza di un riferimento normativo certo, con leggi statali e regionali che spesso si contraddicono e differenze nei moduli da utilizzare anche tra comuni vicini.

In generale, il permesso di costruire si colloca in testa all’elenco delle procedure più complicate e lunghe. Nell’edilizia industriale, ad esempio, per ottenere le autorizzazioni utili al rilascio del permesso di costruire serve il doppio del tempo che si impiega per i lavori. Se la realizzazione dello stabilimento porta via un anno, ne servono quindi due per i permessi.

Tra le altre procedure da semplificare è inoltre indicata l’autorizzazione paesaggistica, che risulta sproporzionata per piccoli interventi come il taglio di alberi isolati o la realizzazione di comignoli e portoni.

A detta di cittadini e imprese non si salvano neanche Dia, Scia e Comunicazione degli interventi di edilizia libera, pensati proprio per snellire le procedure e rendere più agevole la realizzazione dei lavori. Molto spesso, infatti, gli iter per la presentazione di questi documenti sono soggetti alle diverse interpretazioni degli uffici tecnici.

Ad essere considerata troppo onerosa è, inoltre, l’autorizzazione sismica, che alcune amministrazioni richiedono anche per la realizzazione di loculi cimiteriali.

I professionisti e le imprese giudicano poi eccessivi i documenti da presentare per la partecipazione alle gare d’appalto. In particolare sono considerati onerosi i tempi e il numero di adempimenti per ottenere il Durc, Documento unico di regolarità contributiva, la documentazione antimafia e le attestazioni Soa.

Per finire, a gravare sulle imprese sono le autorizzazioni ambientali, soprattutto la normativa sulla VIA, considerata di difficile comprensione e con un sistema di rilascio dei pareri ancora farraginoso.

“Questi risultati – ha reso noto il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione Maria Anna Madia  – rappresentano per il Governo una base conoscitiva indispensabile per avviare una nuova politica di semplificazione, in grado di rispondere alle domande di cittadini e imprese. Sarà predisposta l’agenda per la semplificazione, condivisa con le Regioni e gli Enti Locali: per ciascuna delle priorità indicate dai cittadini e dalle imprese saranno individuati obiettivi, risultati attesi, tempi e responsabilità per realizzarli. Infine massima trasparenza: lo stato di avanzamento degli interventi di semplificazione sarà verificabile sulle pagine web del Dipartimento della Funzione Pubblica.”

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Le prescrizioni “ex officio” della Regione Piemonte al PRGC di Bra

Sul Supplemento Ordinario n. 1 al B.U. n. 14  è stato pubblicato ufficialmente il D.G.R. 24 Marzo 2014, n. 27-7294 con cui la Giunta Regionale approva la Variante di Revisione Generale del Piano Regolatore Generale Comunale vigente del Comune di Bra.

Ecco il testo della delibera contenente anche gli allegati prescrittivi (ed inappellabili).

Delibera Regionale Approvazione PRGC dgr_07294_940_24032014-1

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Approvato il Piano Regolatore di Bra

E’ arrivata al capolinea l’approvazione del nuovo piano regolatore di Bra. Questa mattina, lunedì 24 marzo 2014, la giunta regionale del Piemonte ha dato il via libera alla deliberazione che chiude il lungo e complesso iter di revisione dello strumento urbanistico generale della città della Zizzola. Ne ha dato notizia ufficiale Bruna Sibille, sindaco di Bra.

bruna sibille

che ha commentato: “E’ la conclusione della vicenda amministrativa più importante che la città ha conosciuto in questo ultimo decennio, che consente di proiettare in avanti l’urbanizzazione, l’infrastrutturazione e la dislocazione dei comparti produttivi di Bra per almeno un quarto di secolo”

“La deliberazione regionale chiude formalmente una vicenda che ha impegnato tre amministrazioni comunali, oltre alle strutture degli enti superiori, in un susseguirsi di provvedimenti e momenti di passaggio che hanno sviscerato in profondità temi centrali per la nostra città quali la salvaguardia ambientale, il consumo di suolo e lo sviluppo produttivo, adottando anche concetti urbanistici moderni e capaci di calzare la nostra realtà, come ad esempio il criterio della perequazione urbanistica tanto cara al compianto professor Franco Mellano. Un ringraziamento in particolare va infine a tutti coloro che hanno dato un fattivo contributo per redigere, affinare e migliorare quello che ritengo un ottimo lavoro di squadra: dalla giunta regionale che si è espressa questa mattina, sino ai singoli cittadini e professionisti che hanno avuto modo di portare il loro prezioso contributo nel corso di questi anni”.

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Speciale Affitti

Nella sezione download del sito è stato pubblicato uno speciale affitti, m che analizza i seguenti aspetti:

  • la normativa di riferimento
  • la tipologia dei contratti
  • la registrazione
  • il nuovo modello RLI
  • le imposte
  • la cedolare secca
  • le valutazioni di convenienza sulla cedolare secca

Potete anche scaricarlo direttamente da qui

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La riforma del catasto

L’atteso riordinamento della materia entrera’ in vigore il 27 marzo 2014, con l’obiettivo di correggere le varie iniquita’ in merito alle rendite catastali

             La riforma del catasto secondo la Delega fiscale                 

La legge Delega fiscale che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e che entrerà in vigore il prossimo 27 marzo 2014, all’art. 2 prevede l’attesa riforma del catasto degli immobili. Obiettivo principale della legge Delega, che dovrà essere attuata dal Governo entro un anno dall’entrata in vigore della stessa, è quello di correggere le svariate iniquità, attualmente presenti nel sistema italiano, in merito alle rendite catastali.

Tali iniquità hanno l’effetto di riversarsi sul versamento dell’Imposta municipale propria (Imu) che è calcolata su una base imponibile che prende proprio a riferimento, come dato di partenza, la rendita catastale degli immobili.

Allo scopo di procedere alla determinazione del valore catastale il citato art. 2 stabilisce diversi principi nonché criteri direttivi:

deve essere assicurato il  coinvolgimento dei Comuni  ovvero delle associazioni di Comuni, ove sono collocati gli immobili, nel   processo di revisione delle rendite, anche al fine di assoggettare a tassazione gli immobili ancora non censiti;

la riforma del catasto deve avvenire a invarianza di gettito,  quindi, prendendo in considerazione le condizioni socio-economiche e dell’ampiezza e composizione del nucleo familiare, così come riflesse nell’ISEE, da  rilevare anche attraverso le informazioni fornite dal contribuente, per il quale sono previste particolari misure di tutela anticipata in relazione  all’attribuzione delle nuove rendite, anche nella forma dell’autotutela      amministrativa;

  • è  previsto un meccanismo di  monitoraggio da parte del Parlamento del processo di revisione delle      rendite;
  • dovranno   essere rideterminate le definizioni      delle destinazioni d’uso catastali, distinguendole in ordinarie e      speciali, tenendo conto delle mutate condizioni economiche e sociali e      delle conseguenti diverse utilizzazioni degli immobili;
  • allo      scopo di procedere alla determinazione del valore catastale per le unità      immobiliari a destinazione  catastale ordinaria (quindi gli immobili rientranti nelle categorie catastali A, B e C, come ad esempio abitazioni, uffici,ecc.) si dovranno prendere a riferimento i metri quadrati nonché le caratteristiche degli      immobili.Tale valore così      calcolato dovrà poi allinearsi al valore di mercato. Inoltre, allo scopo      di addivenire alla rendita      catastale definitiva dovranno essere applicati al valore come      calcolato più sopra, dei coefficienti i quali dovranno prendere in      considerazione le caratteristiche edili proprie dell’immobile. Si pensi a      mero titolo esemplificativo all’anno di costruzione dell’immobile ovvero      alla sua localizzazione;
  • invece,      con riferimento al calcolo delle      rendite per le unità immobiliari a destinazione catastale speciale      (per meglio dire per gli immobili che rientrano nella categoria catastale      D, a mero titolo esemplificativo si pensi ai capannoni industriali,      opifici, ecc.) dovrà essere utilizzato un metodo di stima diretta. Più nel      dettaglio si dovranno applicare dei metodi standardizzati nonché nei      parametri di consistenza puntuali per ogni tipologia rientrante nella      categoria catastale speciale. Ove non sia possibile prendere in      considerazione dei valori di mercato si prenderà a riferimento il metodo      reddituale ovvero quello del costo in presenza di immobili strumentali.
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